Betty Friedan (1921 – 2006)

Libro di Betty Friedan

(dal sito di recensioni Anobii)

Nel 1963, Betty Friedan, nota femminista militante, con il suo rivoluzionario libro La mistica della femminilità scardinò l’immagine della donna come oggetto sessuale. Oggi, settantaduenne, torna alla carica con questo convincente, ottimistico saggio, best-seller negli Stati Uniti, che si impegna a demolire un altro falso stereotipo della cultura contemporanea: l’associazione di vecchiaia con declino e malattia. Perché infatti parlare di anziani solo in termini di arteriosclerosi, case di riposo, disagio, assistenza specialistica, tristezza, ghettizzazione? Perché non affrontare quest ‘età in un’ottica positiva e costruttiva? Con piglio brillante e rigore scientifico, l’autrice lancia una crociata per restituire alla terza età la dignità di uno stadio dell’esistenza non meno ricco e fecondo di altri. Basandosi su ricerche, statistiche, interviste, esperienze personali, opinioni di medici ed esperti, la Friedan dimostra che la gran parte degli individui dai sessanta in su è perfettamente in grado di assumere nuovi compiti nella società, una volta smesse le funzioni produttive e, in larga maggioranza, riproduttive proprie del periodo precedente. La sfera affettiva e il lavoro sono punti chiave da cui partire per ridisegnare la figura dell’anziano, smentendo una definizione corrente che lo vuole necessariamente malato, “inutile”, inaffibabile, malinconico. Queste pagine sono invece dense di esempi di chi ha trovato una realizzazione al di là della carriera, scoprendo in sé insospettate risorse, e che anche della sessualità – ritenuta, soprattutto da parte femminile, la più penalizzata – ha reinventato le modalità, indirizzandole verso la complicità e la tenerezza.

L’età da inventare
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