Poesia di Roberta Dapunt dal libro “Le beatitudini della malattia

Poggiano ai vapori nell’intimo dell’acqua
la pelle, il tuo collo, i capelli intrecciati.
Come a deporre un segreto, la nudità che nulla finge,
le braccia piegate aprono al petto le mani,
nascondono ritrose i tuoi seni, il tuo pudore.
E mentre ti lavo si abbinano le ciglia
e le foglie del sorbo a settembre.

E’ luogo leale il tuo corpo, degli anni depositati,
consegnati uno ad uno, e lì lasciati.
E’ labbro che libera un afono agio,
inno commovente che componi in silenzio,
tra terra e cielo, che nessuno sa e nessuno ascolta.

Risolvi così il tuo lavacro,
esibendo al mio sguardo la dignità.
Tra poco aprirai gli occhi chiedendo di uscire,
a stento alzeremo insieme questo corpo.
Aspetto il tuo consenso asciugandomi il triste osservare
di dosso, siamo immerse, ognuna nel proprio acquaio.



Il lavacro
Tag: